
Per prima cosa, grazie a tutti. Grazie a tutti i cittadini che venerdì 28 marzo hanno voluto partecipare al nostro convegno “Un Comune unico per la Valsessera? Parliamone insieme”. Grazie alla loro presenza, il nostro sforzo di organizzare la serata è andato a buon fine. Volevamo che si cominciasse a discutere, ci siamo riusciti. La luce si è accesa.
Adesso però non bisogna lasciarla spegnere. Il tema dell’unione dei Comuni, comunque la si pensi, è troppo importante per permettersi di non portarla avanti. Quindi promettiamo fin da subito che da parte nostra ci saranno altre iniziative per continuare questa discussione e per raccogliere altre informazioni e altri pareri sull’argomento. A questo proposito, invitiamo anche i cittadini interessati a segnalarci idee, spunti, osservazioni e anche proposte di nuove iniziative che si potrebbero organizzare su questo argomento (scriveteci pure al nostro indirizzo valsesseraviva@hotmail.it). Per intanto vorremmo trarre alcune brevi conclusioni dopo la serata del 28 marzo.
Primo: i due relatori che sono stati protagonisti della fusione che ha dato vita all’attuale Comune di Mosso (nato da Mosso Santa Maria e Pistolesa) hanno suggerito caldamente di iniziare questo percorso: se lo dicono loro che l’hanno provato, una ragione ci sarà.
Secondo: ricordiamo i sostanziosi benefici cui hanno diritto i Comuni che si uniscono. Solo per citare quelli più importanti: per dieci anni trasferimenti statali al nuovo Comune pari alla somma dei trasferimenti erogati ai singoli vecchi Comuni aumentata del 20%; sostanziosi aiuti per finanziare il processo di fusione; punteggi nei bandi regionali; per dieci anni imposte regionali (comprese addizionali, tasse sul metano e via dicendo) ridotte del 50% anche per i cittadini. A tutto questo vanno poi unite le cosiddette “economie di scala” che vengono attivate (per esempio, basta un solo segretario, c’è una migliore organizzazione del personale, studi, piani regolatori e bilanci vengono fatti una volta sola per tutto il territorio…)
Terzo: ci sono delle giuste perplessità da parte dei sindaci che temono di perdere i buoni risultati acquisiti in anni di buona amministrazione (per esempio, una bassa pressione impositiva, che potrebbe essere messa in discussione se si arrivasse alla fusione con altri Comuni).
Quarto: c’è il problema del consenso popolare. Le fusioni passano infatti obbligatoriamente attraverso un referendum tra i cittadini, e più di una volta è stato questo passaggio a far cadere l’operazione.
Quinto: nonostante tutto, è stato chiaramente detto che enti troppo piccoli saranno sempre meno in grado di garantire i servizi. E per di più, c’è il grosso punto interrogativo: come si fa a gestire politiche comuni con il territorio diviso? Come ci si potrà mai accordare per un piano regolatore intercomunale che possa disegnare il futuro della valle? O per una seria politica sulle risorse ambientali? O su temi come l’energia, il trasporto pubblico, servizi socio-assistenziali degni di questo nome?
Sesto: tra il fare nulla e arrivare al Comune unico ci sono delle vie di mezzo. Soprattutto c’è la strada dell’unione dei servizi (da cui magari, in futuro, si potrebbe partire per arrivare al Comune unico). Il problema è che non si capisce chi o che cosa oggi in Valsessera avrebbe concretamente la possibilità di unificare i servizi.
Chiudiamo con una breve riflessione: nel corso della serata, il consigliere regionale Wilmer Ronzani ha detto che i Comuni sono dei mezzi, non dei fini. Forse allora anche il Comune unico si dovrebbe intendere come un mezzo, anziché un fine. Ne riparleremo. Per ora, grazie ancora.
Adesso però non bisogna lasciarla spegnere. Il tema dell’unione dei Comuni, comunque la si pensi, è troppo importante per permettersi di non portarla avanti. Quindi promettiamo fin da subito che da parte nostra ci saranno altre iniziative per continuare questa discussione e per raccogliere altre informazioni e altri pareri sull’argomento. A questo proposito, invitiamo anche i cittadini interessati a segnalarci idee, spunti, osservazioni e anche proposte di nuove iniziative che si potrebbero organizzare su questo argomento (scriveteci pure al nostro indirizzo valsesseraviva@hotmail.it). Per intanto vorremmo trarre alcune brevi conclusioni dopo la serata del 28 marzo.
Primo: i due relatori che sono stati protagonisti della fusione che ha dato vita all’attuale Comune di Mosso (nato da Mosso Santa Maria e Pistolesa) hanno suggerito caldamente di iniziare questo percorso: se lo dicono loro che l’hanno provato, una ragione ci sarà.
Secondo: ricordiamo i sostanziosi benefici cui hanno diritto i Comuni che si uniscono. Solo per citare quelli più importanti: per dieci anni trasferimenti statali al nuovo Comune pari alla somma dei trasferimenti erogati ai singoli vecchi Comuni aumentata del 20%; sostanziosi aiuti per finanziare il processo di fusione; punteggi nei bandi regionali; per dieci anni imposte regionali (comprese addizionali, tasse sul metano e via dicendo) ridotte del 50% anche per i cittadini. A tutto questo vanno poi unite le cosiddette “economie di scala” che vengono attivate (per esempio, basta un solo segretario, c’è una migliore organizzazione del personale, studi, piani regolatori e bilanci vengono fatti una volta sola per tutto il territorio…)
Terzo: ci sono delle giuste perplessità da parte dei sindaci che temono di perdere i buoni risultati acquisiti in anni di buona amministrazione (per esempio, una bassa pressione impositiva, che potrebbe essere messa in discussione se si arrivasse alla fusione con altri Comuni).
Quarto: c’è il problema del consenso popolare. Le fusioni passano infatti obbligatoriamente attraverso un referendum tra i cittadini, e più di una volta è stato questo passaggio a far cadere l’operazione.
Quinto: nonostante tutto, è stato chiaramente detto che enti troppo piccoli saranno sempre meno in grado di garantire i servizi. E per di più, c’è il grosso punto interrogativo: come si fa a gestire politiche comuni con il territorio diviso? Come ci si potrà mai accordare per un piano regolatore intercomunale che possa disegnare il futuro della valle? O per una seria politica sulle risorse ambientali? O su temi come l’energia, il trasporto pubblico, servizi socio-assistenziali degni di questo nome?
Sesto: tra il fare nulla e arrivare al Comune unico ci sono delle vie di mezzo. Soprattutto c’è la strada dell’unione dei servizi (da cui magari, in futuro, si potrebbe partire per arrivare al Comune unico). Il problema è che non si capisce chi o che cosa oggi in Valsessera avrebbe concretamente la possibilità di unificare i servizi.
Chiudiamo con una breve riflessione: nel corso della serata, il consigliere regionale Wilmer Ronzani ha detto che i Comuni sono dei mezzi, non dei fini. Forse allora anche il Comune unico si dovrebbe intendere come un mezzo, anziché un fine. Ne riparleremo. Per ora, grazie ancora.






