martedì 1 aprile 2008

Una luce accesa


Per prima cosa, grazie a tutti. Grazie a tutti i cittadini che venerdì 28 marzo hanno voluto partecipare al nostro convegno “Un Comune unico per la Valsessera? Parliamone insieme”. Grazie alla loro presenza, il nostro sforzo di organizzare la serata è andato a buon fine. Volevamo che si cominciasse a discutere, ci siamo riusciti. La luce si è accesa.

Adesso però non bisogna lasciarla spegnere. Il tema dell’unione dei Comuni, comunque la si pensi, è troppo importante per permettersi di non portarla avanti. Quindi promettiamo fin da subito che da parte nostra ci saranno altre iniziative per continuare questa discussione e per raccogliere altre informazioni e altri pareri sull’argomento. A questo proposito, invitiamo anche i cittadini interessati a segnalarci idee, spunti, osservazioni e anche proposte di nuove iniziative che si potrebbero organizzare su questo argomento (scriveteci pure al nostro indirizzo
valsesseraviva@hotmail.it). Per intanto vorremmo trarre alcune brevi conclusioni dopo la serata del 28 marzo.

Primo: i due relatori che sono stati protagonisti della fusione che ha dato vita all’attuale Comune di Mosso (nato da Mosso Santa Maria e Pistolesa) hanno suggerito caldamente di iniziare questo percorso: se lo dicono loro che l’hanno provato, una ragione ci sarà.

Secondo: ricordiamo i sostanziosi benefici cui hanno diritto i Comuni che si uniscono. Solo per citare quelli più importanti: per dieci anni trasferimenti statali al nuovo Comune pari alla somma dei trasferimenti erogati ai singoli vecchi Comuni aumentata del 20%; sostanziosi aiuti per finanziare il processo di fusione; punteggi nei bandi regionali; per dieci anni imposte regionali (comprese addizionali, tasse sul metano e via dicendo) ridotte del 50% anche per i cittadini. A tutto questo vanno poi unite le cosiddette “economie di scala” che vengono attivate (per esempio, basta un solo segretario, c’è una migliore organizzazione del personale, studi, piani regolatori e bilanci vengono fatti una volta sola per tutto il territorio…)

Terzo: ci sono delle giuste perplessità da parte dei sindaci che temono di perdere i buoni risultati acquisiti in anni di buona amministrazione (per esempio, una bassa pressione impositiva, che potrebbe essere messa in discussione se si arrivasse alla fusione con altri Comuni).

Quarto: c’è il problema del consenso popolare. Le fusioni passano infatti obbligatoriamente attraverso un referendum tra i cittadini, e più di una volta è stato questo passaggio a far cadere l’operazione.

Quinto: nonostante tutto, è stato chiaramente detto che enti troppo piccoli saranno sempre meno in grado di garantire i servizi. E per di più, c’è il grosso punto interrogativo: come si fa a gestire politiche comuni con il territorio diviso? Come ci si potrà mai accordare per un piano regolatore intercomunale che possa disegnare il futuro della valle? O per una seria politica sulle risorse ambientali? O su temi come l’energia, il trasporto pubblico, servizi socio-assistenziali degni di questo nome?

Sesto: tra il fare nulla e arrivare al Comune unico ci sono delle vie di mezzo. Soprattutto c’è la strada dell’unione dei servizi (da cui magari, in futuro, si potrebbe partire per arrivare al Comune unico). Il problema è che non si capisce chi o che cosa oggi in Valsessera avrebbe concretamente la possibilità di unificare i servizi.

Chiudiamo con una breve riflessione: nel corso della serata, il consigliere regionale Wilmer Ronzani ha detto che i Comuni sono dei mezzi, non dei fini. Forse allora anche il Comune unico si dovrebbe intendere come un mezzo, anziché un fine. Ne riparleremo. Per ora, grazie ancora.

giovedì 20 marzo 2008

Parliamone insieme


Appuntamento per venerdì 28 marzo alle 21 con il convegno “Un Comune unico per la Valsessera? Parliamone insieme”. Lo abbiamo organizzato noi di “Valsessera Viva”. L’incontro pubblico sarà ospitato nel nuovo salone polivalente, ex cinema Aurora. Come annunciato, in questo modo si vuole aprire concretamente una discussione sull’assetto attuale di una valle che ha diecimila residenti divisi tra nove Comuni.

Questo l’elenco dei relatori: Paolo Marcuzzi, direttore generale e segretario agli affari generali della Provincia di Biella, che parlerà dell’argomento sotto il profilo della legislazione e degli incentivi. Wilmer Ronzani, consigliere regionale, che parlerà delle politiche e dei fondi messi a disposizione dalla Regione Piemonte a favore dell’aggregazione dei servizi (e non dimentichiamo poi che Ronzani è valsesserino); Gianluca Buonanno, sindaco di Varallo e vice presidente della Provincia di Vercelli, che ha lanciato l’idea di aggregare gli enti della Valsesia sino ad avere solo tre Comuni. Ci saranno poi due testimoni di una fusione di Comuni già avvenuta (una delle due riuscite finora in tutto il Piemonte): Gianni RegisMilano, sindaco di Mosso, e Chiara Bellio, primo pro-sindaco del Comune unito), che porterà la testimonianza del piccolo centro unito al vicino più grande (Pistolesa a Mosso Santa Maria).

Perché il convegno? Tanto per capirci, ribadiamo nuovamente che la nostra iniziativa non è finalizzata a iniziare un percorso di aggregazione tra più Comuni al buio, bensì ad aprire una discussione seria e concreta su un tema che riteniamo strategico per tutti noi. Ci sono molti segnali che inducono a pensare che i piccoli centri avranno in futuro sempre più difficoltà a dare risposte efficaci alle esigenze dei cittadini: in parte per problemi di bilancio, in parte (e forse soprattutto) perché molte politiche territoriali e servizi vengono già oggi gestiti a livello più alto (si pensi per esempio ai rifiuti, all’energia, alla socio-assistenza, al servizio idrico eccetera) e quindi il singolo Comune ha molta meno voce in capitolo di un tempo, specie se si tratta di Comuni con poche centinaia di residenti.



A questo va poi aggiunto che già in ambito di Comunità Montane si sta mettendo a punto la legge regionale di razionalizzazione, e che già oggi vi sono incentivi per unire il più possibile servizi e uffici tra Comuni diversi. In questa situazione, la cosa peggiore da fare è quella di far finta di nulla, perché si rischia di delegare sempre più ad altri delle scelte che invece dovrebbero uscire da un confronto con il territorio. Il convegno di venerdì 28 marzo vuole invece essere un’occasione per tutta la Valsessera di affrontare questo discorso.


Ovviamente invitiamo tutti i cittadini a partecipare.

martedì 26 febbraio 2008

Unione sì, unione no


Chiariamo subito una cosa. Noi non diciamo “E’ necessario che in Valsessera si faccia un unico Comune”. Noi diciamo: “E’ necessario che la Valsessera cominci a riflettere seriamente se non sia un errore restare così divisa”. Sono due cose diverse. Non abbiamo nessuna pretesa di imporre una “ricetta” così impegnativa per il nostro territorio. Piuttosto, sentiamo l’urgenza di avviare un percorso che ci porti, se non altro, ad avere le idee più chiare. E se poi si vorrà anche fare qualche passo concreto, bene: in ogni caso, qualsiasi scelta (di fare o anche di non fare) sarà una scelta più consapevole e responsabile.

Noi riteniamo che il tema del rapporto tra gli enti pubblici oggi esistenti in Valsessera sia uno dei temi più importanti che il nostro territorio si trova (o si troverà) ad affrontare. Come abbiamo già detto, non si può amministrare guardando solo all’oggi, alle necessità del momento, all’emergenza. Ci sono problemi che vanno affrontati con largo anticipo, perché altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi con le spalle al muro. Già per le Comunità Montane è partito un processo di razionalizzazione che sicuramente arriverà a ridurne il numero. Alcuni importanti partiti sostengono che le Province debbano essere eliminate. Quindi la domanda è questa: vista la situazione, è così impossibile che si arriverà a parlare anche di riduzione del numero dei Comuni? E’ così strano che prima o poi si deciderà che Comuni con 200 residenti non hanno senso di esistere?

Sono interrogativi che amministratori saggi dovrebbero se non altro affrontare. Non diciamo che l’unione di più Comuni sia un passo da fare: si dovrà valutare con attenzione. Quello che è assurdo è che non se ne parli nemmeno, che non ci si muova per capire quali potrebbero essere gli scenari futuri, in modo da poter decidere dati alla mano. Per questo entro la primavera organizzeremo un incontro-dibattito per ascoltare qualche esperto, per confrontarci e per capirci di più. Invitiamo gli amici del blog a suggerirci personaggi che potremmo invitare, o temi importanti che andrebbero trattati in questo contesto.

Abbiamo letto che l’idea di unire i Comuni fa un po’ paura. C’è chi teme di perdere la propria autonomia. Ma perché mai? L’autonomia si perde quando si viene governati dall’esterno. Ma qui non siamo di fronte a un atto di colonizzazione, come se un paese dovesse decidere anche per gli altri. Qui si tratta semplicemente di condividere con gli altri i problemi e decidere insieme le cose da fare per un territorio più vasto. Questo non significa perdere autonomia. Significa avere più forza per risolovere i problemi, significa avere più peso politico nei confronti degli enti esterni. Quando si perde l’autonomia c’è una libertà minore, qui c’è una libertà maggiore perché si ha la possibilità di fare più cose. Certo, bisogna imparare a decidere insieme, bisogna imparare a confrontarsi intorno a un tavolo più grande. E' questo che fa paura? Noi speriamo di no.

mercoledì 30 gennaio 2008

Grazie di cuore


L’assessorato ai servizi sociali della Comunità Montana Valle Sessera ha diffuso in questi giorni un comunicato in cui ringrazia “di cuore” tutti coloro che hanno partecipato e fatto un’offerta in occasione del Concerto di Natale. Sul comunicato si spiega che “le offerte ricavate dal concerto organizzato a scopo benefico tenuto in data 23 dicembre 2007 presso il salone polivalente di Pray destinate alle famiglie ed anziani indigenti seguiti dai Servizi Socio Assistenziali ammontano a 593,50 euro”. Dunque, poco meno di 600 euro che vanno a favore di persone bisognose seguite dai servizi della Comunità Montana. Ne siamo felici.

Per completezza di informazione, sarebbe però utile anche andare a vedere la determinazione 83 del 24 ottobre 2007 avente per oggetto “organizzazione del concerto di Natale, impegno di spesa”. In questa determinazione si stabilisce, per il concerto, “di impegnare la spesa complessiva di euro 4160,00 sui fondi dell’intervento 102040300 del bilancio corrente”. Quindi la Comunità Montana, a fronte di un incasso di meno di 600 euro per dare un contributo a un proprio servizio, ha organizzato un evento “benefico” dal costo di 4160 euro. Un costo, è doveroso sottolinearlo, che grava sul bilancio dell’ente, cioè è stato pagato con le tasse dei cittadini.

Sempre per completezza di informazione, va poi ricordato che il salone polivalente è stato concesso gratuitamente dal Comune di Pray. Vale a dire che Pray si è fatto carico di tutte le spese di riscaldamento, illuminazione e pulizia che invece normalmente sono a carico di chi affitta il teatro. Secondo il regolamento varato dal Comune, per una serata del genere (in inverno) il costo è di 300 euro: 100 per l’affitto, 100 per il riscaldamento, 100 per le pulizie. Spese affrontate da Pray (quindi parliamo sempre di soldi pubblici).

Infine, è utile ricordare che i servizi socio assistenziali non sono un’associazione di volontariato che tira avanti grazie a mercatini, cene e offerte dei benefattori: si tratta invece di un servizio che fa capo alle Comunità Montane della Valsessera e della Valsesia, finanziato dai Comuni con una quota di 25 euro all’anno per ogni residente (quindi i Comuni della Valsessera versano circa 250.000 euro ogni anno).

Riassumendo: abbiamo 4160 euro usati dalla Comunità Montana per pagare il concerto, più altri 300 euro di cui si è fatto carico Pray, per un costo totale di 4460 euro. Tutti soldi dei cittadini. I quali cittadini erano pure invitati a fare un’offerta a favore di un servizio già pagato dai Comuni attraverso le loro tasse. Tutto ciò a fronte di un incasso di 593,50 euro che sarà utilizzato “per gli indigenti”.

Ogni commento appare superfluo. Sottolineiamo solo che, se l’assistenza sociale aveva bisogno di soldi per gli indigenti, una semplice variazione al bilancio, senza passare dal concerto, avrebbe messo a disposizione una cifra otto volte superiore. E magari i cittadini avrebbero avuto piacere di fare un’offerta a favore di un’associazione di volontariato, anziché per un servizio già pagato da loro. Grazie di cuore, comunque.


P.S. Dopo questo brillante risultato, restiamo in attesa di sapere se la Comunità Montana organizzerà qualche altra iniziativa benefica per recuperare i soldi andati in fumo grazie a questa.

venerdì 18 gennaio 2008

Perché Valsessera Viva?


Perché “Valsessera Viva”?

Perché siamo convinti che ci meritiamo di più. Siamo un gruppo di cittadini di varie opinioni politiche: studenti, lavoratori e pensionati, ognuno con la propria storia e le proprie esperienze. Cittadini che si sono messi insieme uniti da una reciproca fiducia personale, ma soprattutto dal fatto che vengono condivise due cose: una forte preoccupazione sul futuro della Valsessera e la volontà di impegnarsi per i propri paesi.

In Valsessera ci sono tante cose buone: c’è molto volontariato, associazioni attive, qualche progetto innovativo, un territorio che offre molto. La Valsessera non è affatto condannata a diventare un’area depressa. Piuttosto, sono le amministrazioni pubbliche ad avere la pressione un po’ bassa. Il problema è che oggi in Valsessera i principali “pilastri” sui quali può costruire il futuro di un territorio si stanno sfaldando. Oggi le amministrazioni si occupano soprattutto delle emergenze, dei problemi più immediati. E trascurano le politiche capaci di domani.

Basta fare un giro per la valle, basta leggere i giornali per avere il polso della situazione. Gli enti pubblici della valle non riescono, se non in minima parte, a trovare intese significative sui servizi e i progetti che interessano tutto il territorio. Nel frattempo, il confronto tra partiti politici tradizionali non è più capace di dare un contributo di idee. Ma in compenso riesce benissimo a compromettere ancora di più l’unità della valle. Su argomenti legati al lavoro, all’economia, al commercio, all’agricoltura, alla cooperazione, le amministrazioni hanno poi quasi tutte alzato bandiera bianca, lasciando che la baracca vada per conto suo e rammaricandosi di tanto in tanto che i bei tempi sono lontani.

E che dire delle politiche sociali? Tornate all’anno zero del puro e semplice assistenzialismo. Qui l’unica strategia portata avanti con grande accanimento è la gestione del problema quotidiano. Ci sono pochi soldi, dicono. In, compenso, le risorse del territorio (acqua, paesaggio, boschi, montagne) sono diventate l’affare più ghiotto: fuori dalla Valsessera, però. Il caso delle centraline è l’esempio più spettacolare, ma anche l’eccellente progetto di 250.000 euro per il turismo merita almeno una citazione nella classifica dei grandi investimenti che hanno reso felice qualcun altro.

Poi ci si lamenta che il cittadino è distante dalla pubblica amministrazione: per forza. E per alcune amministrazioni questa distanza è certamente una grande fortuna.

Ebbene, noi di “Valsessera Viva” vogliamo soprattutto colmare questa distanza. Riportare, dove è possibile, il cittadino vicino al suo Comune e alla sua Comunità Montana. E viceversa, costringere gli enti a confrontarsi un po’ di più con la gente e con il territorio. Confrontarsi sui problemi di oggi ma soprattutto su quelli di domani. Lavorando insieme. Qualche idea da portare avanti ce la siamo fatta, il resto verrà da sé.

Il dibattito elettrico


Il progetto di tre mini-centrali idroelettriche che si vogliono costruire in Valsessera è l’argomento che in queste settimane tiene banco tra amministratori, ex amministratori, sindaci, consiglieri. Su questo argomento anche noi di Valsessera Viva ci stiamo preparando a dire la nostra. E anche a fare qualcosa. Per il momento, siete voi amici del blog a poter dire la vostra. Abbiamo attivato un semplice sondaggio per conoscere le opinioni dei cittadini su questo progetto.
Nella colonna a destra potete dare il vostro “voto” al progetto. Meglio ancora se ci lasciate qualche commento.

sabato 5 gennaio 2008

Come tu mi vuoi


Come sono i rapporti tra i cittadini della Valsessera e gli uffici del proprio Comune? La gente è soddisfatta del servizio? Ritiene di essere trattata con competenza e rispetto? Ha facilità di dialogo con i funzionari, con il segretario, con gli assessori, con il sindaco? Non si sa. Però basterebbe chiederlo.

E come si fa? Non è difficile: basterebbe sistemare nell’atrio del municipio, vicino all’ingresso principale, una cassetta dove il cittadino può lasciare in forma anonima osservazioni, apprezzamenti, suggerimenti, critiche. Meglio ancora, si potrebbero lasciare anche dei fogli da compilare con alcune domande prestampate. Per esempio: “Come giudica i servizi offerti dagli uffici del suo municipio? Ottimo; buono; discreto; scarso; pessimo”. “Ritiene che l’impiegato con cui ha appena parlato abbia fatto del proprio meglio nello svolgere la propria funzione? Sì; no”. “Gli assessori rispettano l’orario di ricevimento? Sì; qualche volta; mai; sono tutti spariti dopo le elezioni”.

Domande di questo tipo. Certo, magari all’inizio potrebbero anche dare un po’ di fastidio: a nessuno piace essere giudicato. Ma ricordiamoci: i funzionari pubblici sono pagati con le tasse dei cittadini, e gli assessori sono eletti sempre dai cittadini. Il municipio è la casa di tutti, non la residenza privata del sindaco. E nemmeno non è proprietà privata dei dipendenti comunali.

E’ ai cittadini che devono rendere conto i funzionari e gli amministratori. E comunque non c’è nulla di meglio di verificare la soddisfazione degli utenti per capire se e dove il servizio funziona, e dove si può migliorare. Chi lo ha fatto ha ricevuto anche dei consigli preziosi. E se i residenti sono contenti del proprio Comune, anche gli amministratori potrebbero trovarsi qualche voto in più (giustamente, perché hanno fatto l’interesse degli elettori). Si crea un piccolo circolo virtuoso che fa del bene un po’ a tutti.

Bisognerebbe solo passare dalla teoria alla pratica. E per non perdere troppo tempo, Valsessera Viva fa questa proposta ai Comuni: ci impegnamo noi a fornire e installare le cassette dei suggerimenti ai sindaci che ce ne faranno richiesta. Facciamo tutto noi. A costo zero per il Comune. Ci impegnamo anche a ritirare periodicamente i suggerimenti ed esaminarli, se lo desiderano, assieme agli amministratori o ai dipendenti comunali. Pubblicheremo sul blog i dati principali del sondaggio (ovviamente nel pieno rispetto della privacy dei diretti interessati) e daremo conto dei miglioramenti che verranno introdotti dalle amministrazioni. Nell’interesse di tutti, e perché a volte basta poco per far andare meglio le cose.
Il nostro indirizzo di posta elettronica è
valsessera.viva@hotmail.it Aspettiamo che i sindaci ci diano il via libera. E anche il presidente della Comunità montana.